La luce invernale, inclinata e imperfetta, diventa un prisma attraverso il quale il paesaggio sonoro si frantuma, dando luogo a un ciclo di dissoluzione e ricomposizione. L'ambiente musicale si concepisce come una superficie instabile, segnata da vuoti sempre più pregnanti, da distorsioni che si accumulano fino a esplodere in una sorta di meltdown sonoro, e da silenzi che acquistano corpo e risonanza fino a trasformarsi essi stessi in materia sonora autonoma. Il discorso sonoro si struttura come un processo di dilatazione temporale e progressiva disintegrazione, e come rapporto tra due linee di forza contrapposte: da un lato un andamento relativamente stabile, con armonie lente, pesanti, ispirate alle melodie d’organo, sottoposto a progressiva rarefazione: i suoni si frammentano, le parole si riducono a sospiri, respiri, sussurri, risonanze di pedali; dall'altro lato un silenzio che cresce di tensione: echi, click di valvole, distorsioni elettroniche, rumori urbani, fino al collasso. Ciò che resta è il vuoto, ma un vuoto vivo: i silenzi diventano materia sonora, amplificata da microfoni a contatto e riverberata nello spazio, fino a trasformarsi in loop e feedback che chiudono l’opera. Il feedback non è altro che l’accumulo di risonanze, che inizialmente possono esprimersi solo nel silenzio. Il loro accavallarsi genera questa “lacerazione” sonora. L'opera d’arte, in simbiosi col brano musicale, si presenta come un libro d'artista espanso, un corpo fragile che invita all'avvicinamento attento e al gesto lento. Tradizionalmente luogo di protezione, il libro diventa qui una pelle sensibile, sottoposta a tensione, pressione e progressiva rivelazione. Girare le pagine significa partecipare a un processo di disgregazione: il pluriball si deforma, scoppia e rivela ciò che custodisce, trasformando il gesto dello spettatore in azione performativa. Frammenti di mosaico, fili e materiali traslucidi tracciano punti di frattura e di sutura. La luce non illumina ma incide, pesa e lascia una traccia interiore più che una forma visibile, evocando la poesia "There's a certain Slant of light" di Emily Dickinson.





