Autore/i
Pía Alvarado Arróspide (compositrice), María Brito Calleja (artista), Katja Voinova (artista), Petra Weber (artista)
Tecnica
Brano musicale per Soprano, Pianoforte, Tuba, live electronics, performance e installazione tessile
Sede
Accademia di Belle Arti Giacomo Carrara

Strutture è una ricerca artistica collaborativa che esplora i meccanismi storici e contemporanei del potere attraverso le sue manifestazioni materiali e simboliche. Partendo dallo studio del Palazzo della Libertà di Bergamo —monumento architettonico dell'era fascista— e del Complesso Il Triangolo —progetto architettonico utopico degli anni Novanta—, l'installazione decifra il modo in cui i regimi politici hanno cucito le loro ideologie nel tessuto urbano stesso nel corso della storia di una città.

Il nucleo visivo è composto da pannelli tessili in cui la geometria architettonica di Bergamo dialoga con la tradizione dell'arte tessile peruviana, intesa come cartografia rituale e spazio storico vivente che, come le costruzioni, sopravvive al passare del tempo attraverso le icone. Queste forme vengono riattivate in una composizione sonora originale che trasforma i fili in voci e le trame in strutture temporali, generando un'atmosfera ipnotica e opprimente allo stesso tempo.

L'esperienza spaziale cattura lo spettatore attraverso volumi geometrici che riproducono gli spandrel- quadrati e cerchi circoscritti - presenti nel Palazzo e nel Triangolo, invitandolo sottilmente alla riflessione critica. Nelle opere plastiche e musicali si alternano, sotto forma di testimonianze sonore e scritte, riferimenti all'insurrezione e alla libertà di espressione — ispirati alle cronache antifasciste di Paolo Berizzi (Pietre) —, creando un contrappunto retorico tra la memoria storica e le sue eco attuali.

Strutture confronta il paradosso di abitare paesaggi ereditati: la conservazione dei simboli architettonici di un passato oppressivo serve da monito o da normalizzazione? L'installazione rivela che l'estetica della grandiosità e dell'ordine è spesso il velo dietro cui si nascondono i sistemi di controllo.

Questo progetto è un invito a decostruire le narrazioni imposte e a recuperare la capacità di azione collettiva per progettare futuri veramente liberi. Non si tratta solo di un esercizio di memoria, ma di un monito attivo sulle strutture — visibili e invisibili — che continuano a definire il nostro presente.

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