tra[verso] si svela come un’esplorazione di un paesaggio ibrido, un campo mutevole in cui forze umane e non umane, materia acustica ed elettronica, forme naturali e digitali si dissolvono e si ricombinano. Ideata dal compositore Sevan Gharibian e dall’artista visivo Juan Jesús Moreno, l’opera riformula il paesaggio come un terreno percettivo vivente: uno spazio di interattività, trasformazione ed emersione continua.
Al centro del brano vi è un processo di decomposizione e ricomposizione. Suono, testo e immagine si liberano dalle identità convenzionali, entrando in un ambiente dinamico in cui ogni gesto e mutazione visiva partecipa a un’allegoria di rinnovamento ciclico. Piuttosto che lamentare la perdita ecologica, tra[verso] immagina un campo utopico di coesistenza, dove la dissoluzione diventa un atto generativo: ogni respiro e particella porta in sé il seme di nuove forme.
Filosoficamente, il lavoro attinge al concetto di «divenire» di Deleuze e al «corpo senza organi», trattando la materia come continua, mutevole e ricombinabile; all’inconscio collettivo, che fornisce gesti e forme archetipiche; e alle cosmologie premoderne, in cui esseri umani, venti e piante sono fili di una rete energetica condivisa. Queste idee plasmano sia il paesaggio temporale sia quello spaziale del brano, guidandone la logica onirica, in cui le forme si frammentano, si sovrappongono ed emergono nel tempo. Musicalmente, tra[verso] articola le soglie tra l’organico e il sintetico. A fondare questo terreno vi è uno strato di memoria pastorale: inflessioni ritmiche e frammenti armonici derivati da registrazioni tradizionali di fisarmonica di Zorzone (Val Brembana). Questi echi vernacolari interagiscono con correnti sussurrate tratte dal pianoforte e dalla tuba, mentre linee melodiche, recanti frammenti di testi di Whitman, Wordsworth, Dickinson ed Emerson, emergono e recedono, oscillando tra una chiarezza quasi cantabile, momenti di intimità confessionale e declamazioni. L’elettronica dal vivo estende questi gesti in un campo spaziale quadrifonico, ibridando le sorgenti in un terreno sonoro vivente.
Lo strato visivo, sviluppato attraverso projection mapping e modellazione 3D, rispecchia questo processo metabolico: le forme figurative si dissolvono in sciami di particelle rizomatiche. tra[verso] esplora ambienti modellati simultaneamente da gesti organici e mediazione tecnologica, invitandoci a immaginare modalità alternative di relazionalità, meno gerarchiche e pienamente intrecciate con il mondo «più-che-umano», dove ogni osservatore partecipa alla continua ricomposizione del campo.
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