Il progetto indaga l'oscurità sia come condizione reale che come esperienza psichica, collegando la dimensione visiva e quella sonora all'interno di un unico campo percettivo. Attraverso l'osservazione di ambienti naturali e artificiali, la ricerca si concentra sui luoghi in cui il buio genera una sensazione condivisa di disagio e angoscia.
La paura dell'oscurità, intesa come esperienza universale, trasforma questi spazi esterni in paesaggi interiori, innescando stati emotivi legati all'assenza di controllo, al timore dell'ignoto e alla vulnerabilità del corpo nello spazio. Il progetto si snoda come un'esplorazione di questa soglia percettiva, dove immagini e suoni convergono per creare un'esperienza unitaria.
Il nero materico del carboncino, l'espressività del segno e la trama distintiva della composizione elettroacustica operano sullo stesso piano, generando una profondità inquietante e una narrazione sensoriale segnata da tensioni e sospensioni. Riferimenti a paesaggi naturali e artificiali emergono sia nel disegno che nel suono, senza mai stabilizzarsi in una rappresentazione definita, lasciando allo spettatore un persistente senso di inquietudine e di disturbo irrisolto.

