Autore/i
Veronica Bria (compositrice), Paola Iacovino (artista), Lorenzo Milani (compositore elettroacustico)
Tecnica
Installazione multimediale e brano musicale per Soprano, Pianoforte, Tuba e live electronics
Sede
Accademia di Belle Arti Giacomo Carrara

Il progetto nasce da una riflessione sulla relazione asimmetrica tra essere umano e natura, un rapporto oggi sempre più segnato da logiche di dominio, sfruttamento e distanza. Questa asimmetria si riflette nel modo in cui l’essere umano – inteso unicamente come uomo – vive in nidi verticali, agglomerati urbani fitti di edifici squadrati. La riflessione si interroga su chi abbia spinto queste persone ad ammassarsi in questo luogo, poiché in città la connessione profonda con l'ambiente svanisce: anche se essa pare la dimora dell’uomo, nulla ha la stessa misura e materia della terra.

La struttura musicale assume a modello proprio ciò che l'uomo spesso esclude dai suoi spazi: il mondo degli insetti. Movimenti minimi, ripetitivi, apparentemente caotici ma in realtà governati da logiche complesse e interdipendenti. Nella prima parte, il pianoforte viene frammentato e trasformato tramite sintesi granulare: il suono si moltiplica in sciami, vibrazioni nervose e micro-eventi che evocano il camminare, lo strisciare e l'attrito continuo di forme di vita invisibili ma essenziali.

Queste forme di vita sono gli abitanti in gran movimento del giardino, esseri sottili e fragili come l’ambiente che abitano. L’insetto è un ospite non voluto nel nido verticale dell’uomo, ma qui venerato; residente del giardino di tutti. Camminare scalzi sul giardino obbliga a immedesimarsi nell’insetto, per raggiungere il centro, il seme da cui tutto nasce. È un contatto necessario: per molti la terra è il male, sporca, lascia tracce che mutano, mentre la casa urbana è composta da tracce che non mutano mai. Al contrario, la voce narrante dichiara: "Io per stare bene cammino scalza sul prato, questo contatto è per me necessario per il proseguire della mia vita".

L'elettronica dal vivo non funge da mera estensione timbrica, ma agisce come un ecosistema sonoro che reagisce, amplifica e preserva le tracce degli strumenti acustici. Solo nella seconda metà del brano emerge la voce – "abbiamo bisogno della natura, siamo natura" – come una presenza umana che entra con cautela in un equilibrio già esistente. È una dichiarazione potente che sottolinea l'importanza di tornare a un modo di vivere come natura, piuttosto che come entità separata. Il linguaggio diventa un gesto sonoro, quasi un atto di riconciliazione, sostenuto da una trama strumentale pacificata.

L'intervento visivo non illustra semplicemente la musica, ma ne condivide la tensione concettuale: la percezione del tempo e la presenza silenziosa di forme naturali. Il giardino, infatti, è quel luogo in cui l’uomo si sente protagonista, ma non lo è affatto: esso dipende esclusivamente dal tempo. Molto diverso è il bosco, il terzo paesaggio, dove l'impossibilità del controllo diventa centrale; i componenti viaggiano e si spostano nel silenzio seguendo il vento.

Suono e immagine coesistono come due strati di un unico ambiente sensoriale, invitando l'ascoltatore-spettatore a rallentare sguardo e ascolto. Non si tratta di una risoluzione trionfale, ma di un fragile stato di coesistenza: un invito a riconsiderare la propria posizione all'interno dell'ecosistema, riconoscendo che, come la terra e il muschio, possediamo la stessa materia e siamo profondamente connessi.

From the ground up - Insect for a moment
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