Il progetto nasce dalla metafora del ceppo sostenuto dalla foresta, un fenomeno naturale in cui un tronco d'albero, apparentemente senza vita, continua a vivere grazie alla rete sotterranea di radici che lo collegano agli altri alberi: questo atto di cura reciproca, invisibile ma vitale, diventa la metafora centrale della collettività umana e dell'interdipendenza. Nelle nostre società contemporanee frammentate, la foresta propone un paradigma alternativo: una rete vivente di supporto, dove la sopravvivenza dipende dalla connessione e dalla reciprocità.
Il progetto esplora questa nozione attraverso un dialogo tra arte visiva e ambiente sonoro. Esprimiamo il nucleo concettuale attraverso dodici opere visive, quattro per ciascuna delle tre artiste coinvolte. Un ambiente sonoro immersivo lega il tutto. Praticamente, ogni poster è a sé stante, poiché vogliamo simboleggiare la diversità delle specie nella foresta. Tuttavia, per trasmettere la sensazione che tutte le piante lavorino insieme in modo simbiotico, le opere sono fissate allo stesso supporto verticale in legno.
Come elemento di giunzione naturale, abbiamo aggiunto del muschio stabilizzato negli spazi tra le opere visive. Ogni pezzo è progettato in bianco e nero, affinché il verde del muschio risalti come elemento coesivo della composizione. L'installazione invita lo spettatore a sperimentare un ecosistema vivente di segni, suoni e texture. Lo sgabello simboleggia un momento di stasi umana all'interno di una rete dinamica, un gesto di contemplazione e compresenza con il mondo vivente.