Autore/i
Giulia Bedeschi (compositrice), Cecilia Danesi (artista), Leonardo Panni (compositore elettroacustico)
Tecnica
Installazione multimaterica e brano musicale per Soprano, Pianoforte, Tuba e live electronics
Sede
GAMeC - Spazio Zero

Il lavoro nasce dall'idea di ricostruire una cartografia della memoria: una mappa emotiva composta da tracce e connessioni, destinata a narrare ciò che resta attraverso il frammento e l'evocazione. Nel progetto esposto prevale il concetto di "intravisto", dove il paesaggio nebbioso sui due lati rappresenta uno spazio di sospensione dove i ricordi si depositano e riaffiorano. L'opera si sviluppa come un dispositivo sensibile che riattiva le percezioni, sospende il tempo e genera ritmi emotivi, trovando un'estensione sonora in Apart, una composizione per soprano, pianoforte, tuba ed elettronica dal vivo. Basata sul dialogo degli strumenti acustici con accordi e armonie presentate da quelli elettronici, la musica evoca uno spazio immaginario, lontano ma anche vicino, quasi assurdo, dove suono, oscurità e silenzio coesistono e contemporaneamente si scontrano.

In questo scenario, la tela centrale funge da strato di pelle interiore, dove le vene di trasmissione formano una rete che genera connessioni tra i grovigli della memoria. Il linguaggio dell'installazione è poesia visiva e i materiali impiegati evocano leggerezza, stratificazione e trasparenza; da ciò emerge il riferimento alla pelle, intesa come superficie viva, permeabile, capace di accogliere tracce e iscrizioni. Fogli di plastica, carta di riso e carta da lucido fungono da membrane sensibili, producendo trasparenze e contrasti che permettono di intravedere ciò che emerge in sprazzi di luce, mentre il pianoforte si presenta inizialmente come elemento disturbatore con brevi interventi che man mano si fanno sempre più consistenti e allo stesso tempo si infrangono. Si creano così momenti caratterizzati da diversa densità ed espressività che risultano anche dal diverso rapporto con gli altri strumenti, proprio come la memoria si manifesta come un bagliore residuo, un'eco che attraversa gli strati e prende forma man mano che affiora sui piani dell'opera.

L'installazione stabilisce una relazione tra lo sguardo e il corpo dello spettatore, invitandolo a cogliere ciò che affiora nelle pieghe del tempo. Altro elemento significativo è il paesaggio di pianura: un territorio sospeso dove si depositano parola e segno. Esso viene trascritto e dipinto su superfici leggere, quasi immateriali, sostenute da telai che permettono loro di esistere. La superficie diventa così una mappa emotiva stratificata, in cui segni e parole emergono come frammenti di memoria. Il riferimento poetico è L'intravisto di Elisa Biagini, che indaga soglie e fessure dello sguardo: il verso "La memoria del dove è un bagliore residuo del cervello" entra in dialogo con le tavole istologiche di Camillo Golgi, riferimento che ha suggerito il groviglio della memoria come rete neurale, un'epidermide emotiva in continua emersione.

Tangle of memory - Apart
Tangle of memory - Apart