Abstract

Il documento analizza il paesaggio come una costruzione culturale, sociale e politica, superando l’idea dello spazio come semplice contenitore neutro delle attività umane. Attraverso l’antropologia culturale, la geografia umanistica, gli studi visivi, l’architettura e le pratiche artistiche, il paesaggio viene interpretato come un sistema dinamico e stratificato, nel quale si intrecciano memoria, trasformazioni storiche, usi sociali dello spazio e immaginazione del futuro.

Il concetto di Historyscape riguarda le tracce del passato depositate nei luoghi, nelle città, nelle architetture e nelle immagini: il paesaggio diventa così un archivio e un palinsesto di processi storici, economici e sociali. Il Futurescape apre invece alla dimensione progettuale e utopica, considerando il paesaggio non soltanto come ciò che ereditiamo, ma anche come uno spazio che può essere immaginato, trasformato e abitato diversamente. La pandemia da COVID-19 ha reso particolarmente evidente la necessità di ripensare i modelli urbani contemporanei.

Fotografia, cinema e arte pubblica non si limitano a rappresentare il paesaggio, ma contribuiscono a costruirne la percezione, mettendo in discussione le narrazioni dominanti e generando nuovi immaginari. Il paesaggio emerge quindi come un campo di tensione tra passato e futuro, materialità e immaginazione, esperienza individuale e rappresentazione collettiva.